GIACOMO MATTEOTTI.
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LA DIFESA DELLA LIBERT.
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1943. Collezioni del Palladio, VICENZA.


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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Nel 1943 fu pubblicato a Vicenza dalla Officina Tipipografica Vicentina nella Collezione Quaderni di cultura politica, un opuscolo contenente il resoconto parlamentare dellultimo discorso pronunciato da Giacomo Matteotti alla Camera dei Deputati. Il discorso fu pronunciato il 30 maggio del 1924; come  noto, pochi giorni dopo, il 10 giugno 1924, fu rapito ed ucciso da un gruppetto di squadristi fascisti.
Il discorso  dedicato a chiedere alla Giunta delle elezioni di annullare il risultato elettorale in toto, in quanto le elezioni stesse si sarebbero svolte in un tale clima di intimidazione e violenza da non poter essere considerate libera espressione della volont popolare. Matteotti cita diversi episodi, svoltisi in diverse parti dItalia; viene ripetutamente interrotto dai deputati eletti per il Partito Fascista, che lo accusano di avere inventato tutto e di non possedere alcuna prova delle sue affermazioni. A ci Matteotti risponde che la violenza stessa ha reso impossibile le denunce di irregolarit, impedendo che esistessero testimoni o intimidendoli se cerano.
Segue il discorso pronunciato da Filippo Turati il 27 giugno 1924 quale celebrazione del sacrificio di Matteotti. Discorso che si chiude con commosse parole.
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GIACOMO MATTEOTTI.
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LA DIFESA DELLA LIBERT.
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Indice.
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Discorso di Giacomo Matteotti del 30 maggio del 1924.
PREMESSA.
Contestiamo la validit dei voti della maggioranza.
Nessun elettore italiano si  trovato libero.
In sei circoscrizioni le formalit notarili furono impedite con la violenza.
Ai candidati non fu lasciata nessuna libert di esporre il proprio pensiero.
Ed erano nell'impossibilit di circolare nelle loro circoscrizioni, e molti di essi di risiedere nelle loro stesse abitazioni.
Il rappresentante della minoranza non pot presenziare le operazioni.
In quei luoghi dove fu concessa la libert le minoranze prevalsero.
Le tre maniere di votazione e la "regola del tre".
La Giunta investighi.
O ristabilite l'autorit della legge o rovinate l'intima essenza della Nazione.
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Commemorazine di GIACOMO MATTEOTTI ad opera di FILIPPO TURATI del 27 Giugno 1924.
Un vindice.	
La mia idea non muore.
Il simbolo e la Nemesi.
Una leggenda dispersa.
Altri sono i morti.
Non Lui doveva essere colpito.
LA DICHIARAZIONE DELLE OPPOSIZIONI
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Fine Indice.
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PREMESSA.
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Le istituzioni che esprimono la pi matura coscienza politica del popolo debbono essere rispettate perch tutelano la libert e la dignit di tutti. La violenza contro di esse  quindi offesa alla base stessa del vivere civile.
Matteotti, quale strenuo difensore delle libere istituzioni nazionali, divenne il pi puro e pericoloso nemico della tirannia. Perci perdette la vita.
Il suo entusiasmo per gli ideali della giustizia sociale non fu mai disgiunto dall'ideale della libert e dall'aperta condanna della violenza. Perci la sua voce fu la pi alta che si sia levata a difesa della libera sovranit del popolo italiano, a rivendicazione della sua dignit, nel triste momento in cui si apriva la tomba della schiavit.
E' ben giusto quindi che torni oggi la sua voce a comandare libert e giustizia alle coscienze sul cammino di risurrezione della Patria. Questa voce insegna che non si d assolutamente vita civile senza libert; insegna perci l'avversione a tutte le tirannie, a tutte le dittature.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'onorevole Matteotti. Ne ha facolt.
"Contestiamo la validit dei voti della maggioranza...".
MATTEOTTI: Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa Assemblea, all'infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l'elenco dei nomi letti per la convalida, nessuno, n della Camera, n delle tribune della stampa. (Vive interruzioni alla destra e al centro).
LUPI: E' passato il tempo in cui si parlava per le tribune!
MATTEOTTI: Certo la pubblicit  per voi una istituzione dello stupidissimo secolo 19esimo. (Vivi rumori; interruzioni alla destra e al centro).
Comunque, dicevo, in questo momento non esiste da parte dell'Assemblea una conoscenza esatta dell'oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza. Or contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cio, che la lista di maggioranza governativa la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti... (Interruzioni).
Voci al centro: Ed anche pi!
MATTEOTTI: ...cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed  dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che  necessario (rumori, proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente siano di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poich nessuno ha udito i nomi, e non  stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validit della elezione della maggioranza. (Rumori vivissimi).
Vorrei pregare almeno i colleghi sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti; proteste; interruzioni alla destra e al centro).
MARAVIGLIA: In contestazione non c' nessuno, diversamente si asterrebbe!
MATTEOTTI: Noi contestiamo...
MARAVIGLIA: Allora contestate voi!
MATTEOTTI: Certo sarebbe maraviglia se contestasse lei!
L'elezione, secondo noi,  essenzialmente non valida e aggiungiamo che non  valida in tutte le circoscrizioni.
In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal Governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizii, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso - come ha dichiarato replicatamente - avrebbe mantenuto il potere con la forza, anche se... (Vivaci interruzioni a destra e al centro; movimenti dell'onorevole Presidente del Consiglio).
Voci a destra: S, s! Noi abbiamo fatto la guerra! (Applausi alla destra e al centro).
 "Nessun elettore italiano si  trovato libero...".
MATTEOTTI: Codesti vostri applausi sono la conferma precisa della fondatezza del mio ragionamento. Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore italiano si  trovato libero di decidere con la sua volont... (Rumori, proteste e interruzioni a destra). Nessun elettore si  trovato libero di fronte a questo quesito...
MARAVIGLIA: Hanno votato otto milioni di italiani!
MATTEOTTI: ...se cio egli approvava o non approvava la politica o per meglio dire il regime del Governo fascista. Nessuno si  trovato libero, perch ciascun cittadino sapeva a priori che se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c'era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. (Rumori e interruzioni a destra).
Una voce a destra: E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?
FARINACCI: Potevate fare la rivoluzione!
MARAVIGLIA: Sarebbero stati due milioni di eroi!
MATTEOTTI: A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata... (Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di "Viva la Milizia").
Voci a destra: Vi scotta la Milizia!
MATTEOTTI: ...esiste una milizia armata... (Interruzioni a destra; rumori prolungati).
Voci: Basta! Basta!
PRESIDENTE: Onorevole Matteotti, si attenga all'argomento.
MATTEOTTI: Onorevole Presidente, forse ella non m'intende: ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata... (interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell'Esercito, il Capo dello Stato. (Interruzioni e rumori a destra).
Voci a destra: E le guardie rosse?
MATTEOTTI: Vi  una milizia armata composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. (Commenti). In aggiunta e in particolare... (interruzioni) mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzioni o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l'Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero... (Interruzioni; rumori).
FARINACCI: Erano i balilla!
MATTEOTTI: E' vero, onorevole Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla! (Approvazioni all'estrema sinistra; rumori a destra e al centro).
Voce al centro: Hanno votato i disertori per voi!
GONZALES: Spirito denaturato e rettificato!
MATTEOTTI: Dicevo dunque che, mentre abbiamo visto numerosi di questi militi in ogni citt e pi ancora nelle campagne (interruzioni) gli elenchi degli obbligati alla astensione depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni citt, per dare l'illusione dell'osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal Presidente del Consiglio che affidava ai militi fascisti la custodia delle cabine. (Rumori).
A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso, e del fatto di una milizia a disposizione di un Partito che impedisce all'inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranit popolare ed elettorale e che invalida in blocco l'ultima elezione in Italia, c' poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali. (Interruzioni; commenti).
Voci a destra: Perch avete paura! Perch scappate!
MATTEOTTI: Forse al Messico si usano fare le elezioni non con le schede, ma col coraggio di fronte alle rivoltelle. (Vivi rumori; interruzioni; approvazioni all'estrema sinistra).
E chiedo scusa al Messico se non  vero. (Rumori prolungati).
I fatti cui accenno si possono riassumere secondo i diversi momenti delle elezioni. La legge elettorale chiede... (Interruzioni; rumori).
Dicevo che il primo momento elettorale  quello per il quale ogni Partito presenta con 300 o 500... (Interruzioni; rumori).
GRECO: E' ora di finirla! Voi svalorizzate il Parlamento!
MATTEOTTI: E allora sciogliete il Parlamento!
GRECO: Voi non rispettate la maggioranza e non avete il diritto di essere rispettati.
MATTEOTTI: Ciascun partito doveva, secondo la legge elettorale, presentare la propria lista di candidati... (Vivi rumori).
MARAVIGLIA: Ma parli sulla proposta dell'onorevole Presutti.
MATTEOTTI: Richiami dunque lei all'ordine il Presidente!
 "In sei circoscrizioni le formalit notarili furono impedite con la violenza...".
La presentazione delle liste, dicevo, deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle trecento alle cinquecento firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in sei circoscrizioni su quindici le operazioni notarili che si compiono privatamente nello studio di un notaro, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate "provocazioni", sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi).
BASTIANINI: Questo lo dice lei!
Voci dalla destra: Non  vero! Non  vero!
MATTEOTTI: Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le trecento firme e la sua casa  stata circondata... (Rumori).
MARAVIGLIA: Non  vero. Lo inventa lei in questo momento.
FARINACCI: Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!
MATTEOTTI: Fareste il vostro mestiere!
LUSSU: E' la verit! E' la verit!
MATTEOTTI: A Melfi... (Rumori vivissimi; interruzioni).
A Melfi  stata impedita la raccolta delle firme con la violenza. (Rumori). In Puglia fu bastonato perfino un notaio. (Rumori vivissimi).
ALDI-MAI: Ma questo nei ricorsi non c'! In nessuno dei ricorsi! Ho visto io gli atti delle Puglie e in nessuno dei ricorsi  accennato il fatto di cui parla l'onorevole Matteotti.
FARINACCI: Vi faremo cambiare sistema! E dire che sono quelli che vogliono la normalizzazione!
MATTEOTTI: A Genova (rumori vivissimi) i fogli con le firme gi raccolte furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati!
Voci: Perch erano falsi!
MATTEOTTI: Se erano falsi dovevate denunciarli ai magistrati!
FARINACCI: Perch non avete fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?
MATTEOTTI: Ci sono.
Una voce dal banco delle Commissioni: No non ci sono, li inventa lei.
PRESIDENTE: La Giunta delle elezioni dovrebbe dare esempio di compostezza! I componenti della Giunta delle elezioni parleranno dopo.
Onorevole Matteotti, continui.
MATTEOTTI: Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c' offesa, non c' ingiuria per nessuno in ci che dico: c' una descrizione di fatti.
TERUZZI: Che non esistono!
MATTEOTTI: Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinano i fatti stessi, ma impediscono spesse volte la denuncia e il reclamo formale.
Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra un giornale o in un documento che un fatto era avvenuto, sono state immediatamente percosse e messe quindi nella impossibilit di confermare il fatto stesso. Gi nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l'annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni, furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perch avevano attestato il vero o firmato i documenti!
In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi. (Rumori; interruzioni).
Voce a destra: Lo provi.
MATTEOTTI: La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto.
Ed  per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l'eco di quelle proteste che altrimenti nel paese non possono avere alcuna altra voce ed espressione. (Applausi all'estrema sinistra).
In sei circoscrizioni, abbiamo detto, le formalit notarili furono impedite colla violenza, e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e, come si pot, con nuove firme in altre Provincie. A Reggio Calabria, per esempio abbiamo dovuto provvedere con nuove firme, per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite.
Una voce dal banco della Giunta: Dove furono impedite?
MATTEOTTI: A Melfi, a Iglesias, in Puglia... devo ripetere? (Interruzioni; rumori).
 "Ai candidati non fu lasciata nessuna libert di esporre il proprio pensiero...".
Presupposto essenziale di ogni elezione  che i candidati, cio coloro che domandano al suffragio elettorale il voto, possano esporre in contraddittorio con il programma del governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile.
Una voce: Non  vero! Parli l'on Mazzoni. (Rumori).
MATTEOTTI: Su ottomila Comuni italiani e su mille candidati delle minoranze la possibilit  stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto l ove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona. (Interruzioni; rumori).
Volete i fatti?
La Camera ricorder l'incidente occorso al collega Gonzales.
TERUZZI: Noi ci ricordiamo del 1919 quando buttavate gli ufficiali nel Naviglio. Io, per un anno, sono andato a casa con la pena di morte sulla testa!
MATTEOTTI: Onorevoli colleghi, se voi volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel 1919.
Voci: Non  vero! Non  vero!
FINZI, sottosegretario di Stato per l'Interno: Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi!
MATTEOTTI: Lei dice il falso! (Interruzioni; rumori). Il fatto  semplicemente questo, che l'on. Michele Bianchi con altri teneva un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero, sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi rifiutarono e se ne andarono e io rimasi a parlare. (Rumori interruzioni).
FINZI, sottosegretario di Stato per l'Interno: Non  cos!
MATTEOTTI: Porter i giornali vostri che lo attestano.
FINZI, sottosegretario di Stato per l'Interno: Lo domandi all'on, Merlin che  il pi vicino a lei! L'on. Merlin cristianamente deporr.
MATTEOTTI: L'on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me, e nessuno fu impedito o stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano, non dovevate voi essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni? (rumori) e, signori che mi interrompete, anche qui nell'assemblea? (Rumori a destra).
TERUZZI: E' ora di finirla con queste falsit.
MATTEOTTI: L'inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova con una conferenza privata e per inviti da parte dell'on. Gonzales. Orbene prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all'oratore di aprire nemmeno la bocca. (Rumori; interruzioni; apostrofi).
Una voce: Non  vero, non fu impedito niente. (Rumori).
MATTEOTTI: Allora rettifico! Se l'on. Gonzales dovette passare otto giorni a letto, vuol dire che si  ferito da solo, non fu bastonato. (Rumori; interruzioni). L'on. Gonzales che  uno studioso di San Francesco, si  forse autoflagellato! (Si ride; interruzioni).
A Napoli doveva parlare... (Rumori vivissimi; scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all'estrema sinistra).
PRESIDENTE: Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti prosegua, sia breve e concluda.
MATTEOTTI: L'Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione, e che mi limito...
VOCI: Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti!
GONZALES: I fatti non sono improvvisati! (Rumori).
MATTEOTTI: Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento dell'Assemblea... (rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie possano sollevare urla e rumori.
Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libert di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell'on. Gonzales, accennavo al fatto dell'on. Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell'opposizione costituzionale, l'on. Amendola, e che fu impedita...
(Oh! oh! rumori).
Voci a destra: Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d'accordo tutti.
MATTEOTTI: Vuol dire dunque che il termine sovversivo ha molta elasticit.
GRECO: Chiedo di parlare sulle affermazioni dell'on. Matteotti.
MATTEOTTI: L'on. Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti di Corpi armati i quali intervennero nella citt...
PRESUTTI: Dica bande armate, non Corpi armati!
MATTEOTTI: Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (Rumori).
Del resto, noi, ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri candidati circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!
Voci di destra: Per paura! Per paura! (Rumori; commenti).
FARINACCI: Vi abbiamo invitati telegraficamente!
MATTEOTTI: Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell'avversario, che  al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori).
Che non fosse paura poi lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti e nessuno dei nostri: perch, altrimenti voi sapete come  vostro costume dire che "qualcuno di noi ha provocato" e come "in seguito a provocazioni" i fascisti "dovettero" legittimamente ritorcere l'offesa picchiando su tutta la linea! (Interruzioni).
Voci di destra: L'avete studiato bene!
PEDRAZZI: Come siete pratici di queste cose voi!
PRESIDENTE: Onorevole Pedrazzi!
 "Ed erano nell'impossibilit di circolare nelle loro circoscrizioni, e molti di essi di risiedere nelle loro stesse abitazioni...".
MATTEOTTI: Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilit di circolare nelle loro circoscrizioni.
Voce a destra: Avevano paura!
TURATI Filippo: Paura! S, paura! come nella Sila, quando c'erano i briganti, avevano paura! (Vivi rumori a destra; approvazioni a sinistra).
Una voce: Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed  stato rispettato!
TURATI Filippo: Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi a sinistra; rumori a destra).
PRESIDENTE: Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!
MATTEOTTI: Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! (Approvazioni all'estrema sinistra; rumori prolungati).
PRESIDENTE: Ha finito? Allora ha facolt di parlare l'on. Rossi...
MATTEOTTI: Ma che maniera  questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! Io non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti! Ho diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati; conversazioni).
CASERTANO, presidente della Giunta delle elezioni: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ha facolt di parlare l'on. Presidente della Giunta delle elezioni. C' una proposta di rinvio degli atti alla Giunta...
MATTEOTTI: Onorevole presidente!
PRESIDENTE: On. Matteotti, se ella vuol parlare, ha facolt di continuare, ma prudentemente.
MATTEOTTI: Io chiedo di parlare non prudentemente, n imprudentemente, ma parlamentarmente.
PRESIDENTE: Parli, parli.
MATTEOTTI: I candidati non avevano libera circolazione... (Rumori; interruzioni).
PRESIDENTE: Facciano silenzio! Lascino parlare!
Voci: Lasciatelo parlare!
MATTEOTTI: Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse citt. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perch sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver pi lavoro l'indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all'estero. (Commenti).
Una voce: Erano disoccupati!
MATTEOTTI: No, lavorano tutti e solo non lavorano quando voi li boicottate.
Voci di destra: E quando li boicottavate voi?
FARINACCI: Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!
MATTEOTTI: Uno dei candidati, l'on. Piccinini, al quale mando a nome del mio Gruppo un saluto... (Rumori).
Voci: E Berta? Berta!
MATTEOTTI: ...conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio Partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe stato per essere il destino suo all'indomani. (Rumori).
Ma i candidati - voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi - i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che  nella lotta che oggi imperversa. Io accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perch anche questo  un fatto concernente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all'estrema sinistra).
 "Il rappresentante della minoranza non pot presenziare le operazioni...".
Un'altra delle garanzie pi importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorit, i seggi - anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal Partito dominante risultarono composti quasi totalmente di aderenti al Partito dominante.
Quindi l'unica garanzia possibile, l'ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non pot presenziare le operazioni. Dove and, meno in poche grandi citt e in qualche rara Provincia, esso sub le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato di controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati.
Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva cos a mancare l'unico controllo, l'unica garanzia, sopra la quale si pu dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalit.
 "In quei luoghi dove fu concessa la libert le minoranze prevalsero".
Noi possiamo riconoscere che in alcuni luoghi, in alcune poche citt e in qualche Provincia il giorno delle elezioni, vi  stata anche una certa libert. Ma questa concessione limitata della libert nello spazio e nel tempo - e l'on. Farinacci, che  molto aperto, me lo potrebbe ammettere - fu data ad uno scopo evidente: dimostrare nei centri pi controllati dall'opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una pi densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libert c' stata.
Ma strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella relativa libert, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza - con questa conseguenza per, che la violenza che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni.
E noi ricordiamo quello che  avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto della lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali bastonatura alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni... (Vivissimi rumori al centro e a destra).
Una voce a destra: Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!
MATTEOTTI: Onorevoli colleghi, ad un comunista, potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, n ai fascisti, come voi vi vantate.
Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico.
 Le tre maniere di votazione e la "regola del tre".
In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l'Italia  una, ma ha ancora diversi costumi.
Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all'ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l'atto di fedelt che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal Partito socialista o dal Partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del Partito fascista, con la "regola del tre". Ci fu dichiarato e apertamente insegnato, persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (interruzioni) variamente alternati, in maniera che tutte le combinazioni, cio tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto.
In moltissime Province, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risult eccellente.
FINZI, sottosegretario di Stato per l'Interno: Evidentemente lei non c'era! questo metodo non fu usato!
MATTEOTTI: Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che  stato usato.
FINZI, sottosegretario di Stato per l'Interno: Lo provi!
MATTEOTTI: In queste regioni tutti gli elettori...
CIARLANTINI: Lei ha un trattato: perch non lo pubblica?
MATTEOTTI: Lo pubblicher quando mi si assicurer che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure. (Vivissimi rumori al centro e a destra); perch come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori).
La regola del tre, cui prima accennavo, diede modo al Partito dominante, di controllare personalmente ciascun elettore, ed applicare il giorno seguente ai ribelli la sanzione col boicottaggio dal lavoro e con le percosse. (Rumori).
Voci: No! No!
MATTEOTTI: Nella massima parte dei casi per non vi fu bisogno delle sanzioni, perch i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del pi forte, la legge del padrone, votando, per tranquillit della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o del Fascio. (Vivi rumori; interruzioni).
SUARDO: L'onorevole Matteotti non insulta me rappresentante; insulta il popolo italiano ed io per la mia dignit esco dall'aula. (Rumori; commenti).
La mia citt in ginocchio ha inneggiato al duce Mussolini; sfido l'onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignit di soldato, abbandono quest'aula. (Applausi; rumori; commenti).
TERUZZI: L'onorevole Suardo  medaglia d'oro! Si vergogni, onorevole Matteotti. (Rumori all'estrema sinistra).
PRESIDENTE: Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda.
MATTEOTTI: Io posso documentare e far nomi.
In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realt era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell'Italia prefascista, ma che dall'Italia fascista ha avuto l'onore di essere allargato a larghissime zone del Meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di 20 anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcuno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti). Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo.
TORRE Edoardo: Basta, la finisca! (Rumori; commenti).
Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori; alcuni deputati scendono nell'emiciclo).
PRESIDENTE: Onorevoli deputati, li invito alla calma, sgombrino l'emiciclo!
TORRE Edoardo: Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti; rumori).
Voci: Vada in Russia!
PRESIDENTE: Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!
MATTEOTTI: Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero dentro le cabine, in moltissimi Comuni specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, cos come altri voti di lista furono cancellati o addirittura letti al contrario.
Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volont popolare. Il fatto  che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: anzi noi abbiamo potuto avere il nostro voto il pi delle volte quasi esclusivamente da coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono pi facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialisti, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente.
A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro la oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all'estrema sinistra; rumori dalle altre parti della Camera).
Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinuncio a svolgere, ma che voi ben conoscete perch ciascuno di voi ne  stato testimonio per lo meno (rumori) ...per queste ragioni noi domandiamo l'annullamento in blocco della elezione di maggioranza.
Voci alla destra: Accettiamo! (Vivi applausi a destra e al centro).
 "La Giunta investighi".
MATTEOTTI: Riconosciamo che i ricorsi non potevano, per la stessa esistenza del regime di violenza, essere documentati. Ma  appunto una investigazione che solo la Giunta nella sua discrezione, nella sua coscienza potrebbe compiere, investigando da per tutto, in ogni documento, luogo per luogo.
Noi domandiamo che sia compiuto tale esame, domandiamo che essa investighi sui metodi usati in quasi tutta l'Italia.
E' un dovere e un diritto, senza il quale non esiste sovranit popolare. Noi sentiamo tutto il male che all'Italia apporta il sistema della violenza: abbiamo lungamente scontato anche noi pur minori e occasionali eccessi dei nostri. Ma appunto per ci noi domandiamo alla maggioranza che essa ritorni all'osservanza del diritto. (Rumori; interruzioni; apostrofi dal centro).
Voi che oggi avete in mano il potere e la forza, voi che vantate la vostra potenza, dovreste meglio di tutti gli altri essere in grado di fare osservare la legge da parte di tutti. (Interruzione a destra).
Voci a destra: E la rivoluzione dov'?
 "O ristabilite l'autorit della legge o rovinate l'intima essenza della Nazione".
MATTEOTTI: Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l'autorit dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo: altrimenti voi s, veramente rovinate quella che  l'intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate pi oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poich questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta.
Se invece la libert  data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da se medesimo. (Interruzioni a destra).
Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da s e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l'opera nostra.
Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranit del popolo italiano al quale mandiamo il pi alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignit, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all'estrema sinistra; vivi rumori).
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FINE.
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Commemorazine di GIACOMO MATTEOTTI ad opera di FILIPPO TURATI.
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Celebrazione del suo sacrificio: 27 Giugno 1924.
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Vorrei che a questa riunione, non si desse il nome logoro, consunto - specialmente qui dentro - di "commemorazione". Noi non "commemoriamo". Noi siamo qui convenuti ad un rito, ad un rito religioso, che  il rito stesso della Patria. Il fratello, quegli ch'io non ho bisogno di nominare, perch il suo nome  nei vostri cuori, perch il suo nome  evocato in questo momento da tutti gli uomini di cuore, al di qua e al di l dell'Alpe e de mari, non  un vinto, non  neppure un assassinato. Egli vive, Egli  qui, presente e pugnante. Egli  un accusatore; Egli  un giudicatore; Egli  un vindice.
Un vindice.
Non il nostro vindice, o colleghi. Sarebbe troppo misera e futile cosa. Egli  qui il vindice della terra nativa il vindice della Nazione che fu depressa e soppressa; il vindice di tutte le cose grandi, che Egli am, che noi amammo, per le quali vivemmo, per le quali oggi pi che mai abbiamo, anche se stanchi e sopraffatti dal disgusto, il dovere di vivere. E il dovere di vivere  anche, e sopratutto il dovere di morire quando l'ora lo comanda.
Di morire per rivivere; di morire perch tutto un popolo morto riviva; di morire perch il nostro sangue purifichi le zolle, le sacre zolle della Patria, che alla Patria - se le fecondi sudore di servi - procacciano messi avvelenate.
E questo vivo, che e qui accanto a me, alla mia destra, ritto nella sua svelta figura di giovine arciere di cui voi vedete il sorriso, di cui voi scorgete il cipiglio - perch non  un'allucinazione, perch lo vedete, perch non vi inganno, - questo vivo, questo superstite, questo ormai immortale e invulnerabile, fatto tale dai nemici nostri e d'Italia; questo vivo, nell'odierno rito,  trasfigurato. E' Lui ed  tutti. E' uno ed  universale. E' un individuo ed  una gente.
Invano gli avranno tagliuzzato le membra, invano (come si narra) lo avranno assoggettato allo scempio pi atroce, invano il suo viso, dolce e severo, sar stato sfigurato. Le membra si sono ricomposte. Il miracolo di Galilea si  rinnovato. A che le vane ricerche, o farisei d'ogni stirpe? A che gli idrovolanti sul lago, a che il perlustrare la macchia, il frugare nei forni?
L'avello ci ha reso la salma. Il morto si leva.
 "La mia idea non muore".
E parla. E ridice le parole sante, strozzategli nella gola, che furono da uno dei sicari tramandate alle genti, che son Sue quand'anche non le avesse pronunciate, che son vere se anche non fossero realt perch sono l'anima Sua; le parole che si incideranno nel bronzo sulla targa che mureremo qui o sul monumento che rizzeremo sulla piazza a monito dei futuri:
"Uccidete me, ma l'idea che  in me non la ucciderete mai... La mia idea non muore... I miei bambini si glorieranno del loro padre... I lavoratori benediranno il mio cadavere... Viva il Socialismo!".
E' qui trasfigurato, o colleghi. E di ci il mio egoismo si duole, il mio piccolo egoismo di individuo, di fratello maggiore, di anziano, di padre: che Egli non  pi soltanto il mio figliolo prediletto. L'uomo di parte, l'assertore nobile ed alto di una idea nobilissima, quegli che fu, per noi socialisti, tutto in una volta, il filosofo, il finanziere, l'oratore, l'organizzatore, il commesso viaggiatore, l'animatore sovratutto, il pensiero insomma e l'azione congiunti - anche l'azione pi umile che altri sdegnava - l'unico, l'insostituibile, colui che, come gi Leonida Bissolati pel Cremonese, travolto dalla sublime follia dell'amore de' suoi contadini, del suo proletariato polesano, per esso aveva rinunziato indifferente agli agi e alla tranquillit della vita, alla seduzione degli stud cari in cui pi eccelleva, e della sua giovinezza poteva dire col poeta della Versilia:
e tutto ci che facile allor prometton gli anni,
io 'l diedi per un impeto lacrimoso di affanni,
per un amplesso aereo in faccia a l'avvenir;
e per questa sua passione divorante, gelosa, era l'esule in Patria, il bandito dalla sua terra, il maledetto dei parassiti della sua terra, il profugo eterno sempre presente soltanto dove l'ora del periglio battesse la diana; quest'uomo, questa figura cos staccata e viva su lo sfondo verde e bigio di questo singolare paesaggio politico, non sparisce, no, non scolora - ma si riaffaccia oggi in troppo pi ampia cornice.
 Il simbolo e la Nemesi.
Quello, che era cosa nostra,  divenuto anche la cosa vostra, l'uomo di tutti, l'uomo della storia. E, ingrandito cos, quasi  tolto a noi come alla famiglia dolorante - perch  divenuto un simbolo.
Il simbolo di un oltraggio che riassume ed eterna cento e cento mila altri oltraggi, tutti gli oltraggi fatti ad un popolo; la figura che compendia tutti gli altri trucidati e percossi per lo stesso fine, da Di Vagno a Piccinini, agli infiniti altri oscuri; il simbolo d'una stirpe che si riscuote; il simbolo di un passato che si redime, di un presente che si ridesta, di un avvenire che si annunzia; della immortale democrazia, della indefettibile giustizia sociale, che si rimettono in cammino; dell'Italia che, dopo una parentesi di spaventoso Medio Evo, risale nella luce dell'et moderna, rientra fra le genti civili.
Il simbolo e la Nmesi: la Nmesi augusta, o signori, che  della storia. Cerchi il Magistrato le colpe e le ferocie secondarie e minori; incalzi gli esecutori codardi e i mandanti immediati: cmpito anche questo altamente rispettabile e necessario. Frughi e tenti di sventare la congiura degli intrighi, di snodare il groviglio dei silenz comprati o ricattati, le mendicate omert, e il tagliaborse che si annida nell'assassino. Tutta questa  la cronaca.
La Nmesi vola pi alto.
Essa addita il grande mandato; il mandato che erompe da pi anni di violenze volute, di violenze inanellate alla frode, di consenso cercato ed irriso; dal sarcasmo di una pacificazione, proclamata a parole e impedita e violentata nei fatti; dall'incitamento perenne alla soppressione del pensiero libero e di chiunque lo incarni, la quale  soppressione della vita, della Patria, della civilt. Addita il mandato che scese dall'istrionismo bifronte, che adesca insieme e minaccia, che offre il ramo d'olivo ed affila nell'ombra i pugnali. Addita il mandato che sal dalle vilt incommensurabili, dalle fughe abbiette, dagli obliqui fiancheggiamenti, dai silenzi complici, dalla corruzione demagogica esercitata su anime semplici, talvolta generose ed eroiche, persino di combattenti insigni ed oscuri, i quali in buona fede hanno creduto che un regime di minaccia e di prepotenza potesse essere ricostruttore, che la pi immonda cure potesse germogliare la rigenerazione del Paese che gli errori e le colpe fugaci di una massa illusa (e non cerchiamo illusa da chi; e non domandiamoci se veramente esistono le colpe di un popolo) dovessero espiarsi, non col richiamo severo alla ragione, ma con la catena dei delitti, con la tregenda delle sopraffazioni esercitate su quel popolo; col dileggio di ogni umana dignit; con la tragedia del terrore, accoppiata alla coreografia di vetusti trionfi mal redivivi.
Lo credettero in buona fede; alcuni (sempre pi radi) lo credono ancora.
 Una leggenda dispersa.
Ma per poco, ormai. L'oscena leggenda  sfatata. Giacomo Matteotti l'ha dispersa; l'ha dispersa per sempre. L'edificio dell'iniquit e dell'ipocrisia crolla da ogni parte.
Ah! s. I masnadieri avevano mirato giusto, sopprimendo il nostro migliore. Mirando al suo cuore, sapevano di mirare al nostro cuore. Ma ignoravano la sanzione inesorabile che fu sempre nelle vicende del mondo.
Ignoravano - fu confessato - che il delitto era sopratutto un errore. Che la vittima sarebbe stata il giustiziere. Che la coscienza di un popolo, che ha millenni di storia e di gloria, si assopisce, si comprime, ma non si spegne. Che i morti non pesano soltanto, ma sopravvivono.
Giacomo Matteotti vince morendo e ci accompagna e ci guida. Se commemorazione  questa, se questo  un lugubre rito, non  l'epicedio sul suo tumulo ignorato, non  la riconsacrazione di una salma che non pu riapparire e che pi  presente quanto pi  assente e celata.
 "Altri sono i morti".
Altro  oggi il funerale. Altri sono i morti.
L'edificio dell'iniquit e dell'ipocrisia crolla da ogni parte. Neppure la speculazione ultima e pi scaltra e audace - quella sulla nostra speculazione - ha alito e ali per reggersi. Lo sguardo vitreo della vittima illumina un panorama d'infamia che i pi non sospettavano ancora. Ove la sua ombra si leva, ivi si stende attorno la solennit del deserto.
Noi parliamo da quest'aula parlamentare mentre non vi  pi un Parlamento. I soli eletti stanno sull'Aventino delle loro coscienze, donde nessun adescamento li rimove sinch il sole della libert non albeggi, l'imperio della legge non sia restituito e cessi la rappresentanza del popolo di essere la beffa atroce a cui l'hanno ridotta. Le futili contese tacciono fra essi, e una grande unit si costituisce fra essi tutti e fra essi e l'anima della Nazione.
Quella, che fu la maggioranza,  ridotta a un reparto di milizia, cui  intimato l'obbedire in silenzio, perch ogni sua parola la disgregherebbe.
I due tronconi non si saldano. E i politici gi si domandano se vi sia pi un Governo, se vi possa essere pi un Governo. Se vi  per l'Italia; se vi  per il resto del mondo.
 Non Lui doveva essere colpito.
Ma un paese moderno non vive senza queste cose che vennero meno: un Parlamento rispettato e libero; un Governo legale e non sospettato.
Signori, dall'eccidio di Giacomo Matteotti la nuova storia d'Italia incomincia. A noi solo un compito: esserne degni.
Eppure, neppure questo ci consola. Perch, se un eccidio, e il pi brutale degli eccid, era necessario, una cosa non era necessaria: che colpisse Lui. E, se parve, come ho detto, ch'egli fosse il pi designato perch era il pi forte e il pi degno, dice l'effetto che non sempre  profetessa la malizia dei masnadieri.
Lui giovane, Lui forte, Lui armato di tutte le armi civili, Lui temerario nel coraggio, Lui che si fece volontario della morte - questo fanciullo dagli occhi pieni di bont che tutti ci rimbrottava ed a tutti indulgeva, perch tutto sapeva comprendere e sapeva la inanit delle prediche contro la umana fralezza. Lui, di una madre antica, che geme; Lui, sposo di una sposa giovine, che paventa di smarrire il senno; Lui, padre di tre teneri bimbi, virgulti inconsci, che un giorno metteranno le spine, verso i quali Egli aveva tenerezze di madre, come, nell'intimit della casa felice, pareva un figlio alla sposa.
No! inferocire su questo idillio non era necessario! Altrove, poteva la sorte cieca e maligna eleggere il suo strumento di pace e di giustizia. E questa vecchia carcassa di chi oggi vi parla, che la vita ha tutta ormai spesa e che il proprio inverno avrebbe barattato con gioia per salvarvi la primavera superba del nostro eroe,  oggi dilaniata dal rammarico, direi dal rimorso, di non averlo vigilato abbastanza, di non essersi imposto, col peso della anzianit a cui forse Egli avrebbe obbedito, alle sue gagliarde imprudenze...
Lasciate, o colleghi, ch'io cessi queste parole, cos impari, e che il singhiozzo minaccia di rompere; ch'io dimentichi dove siamo e donde parliamo; ch'io mi inginocchi idealmente accanto alla salma del figliolo prediletto, e gli carezzi la fronte e gli chieda perdono della mia, della nostra indegnit e gli dica tutta la gratitudine nostra, la gratitudine di tutto un popolo.
E gli giuri, a nome di voi tutti, che la Sua ombra, presto, sar placata!"
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LA DICHIARAZIONE DELLE OPPOSIZIONI.
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Si leva quindi a parlare l'on. Tupini, destinato dalle opposizioni per leggere il testo della dichiarazione concordata; anch'egli ha la voce grave e commossa.
"L'Assemblea delle Opposizioni, riunita in Montecitorio il 27 giugno 1924; invia il suo commosso saluto alla memoria di Giacomo Matteotti barbaramente trucidato, che, oltre le differenze di parte,  divenuto nel suo tragico sacrificio il simbolo delle idealit di libert e di ordine civile per il culto delle quali fu vilmente soppresso;
e afferma anzitutto il comune proposito - al disopra delle diverse concezioni politiche - di compiere ogni sforzo affinch tali idealit siano rapidamente e completamente realizzate ed il sacrificio di questa ultima vittima e la indignazione del Paese, riunificato nel cordoglio, non siano stati invano: e l'Italia riabbia la sua pace e la feconda concordia civile.
Lo spaventoso carattere del misfatto, diverso dalla generalit dei delitti politici perch tramato da una congiura annidata all'ombra degli stessi poteri dello Stato, ha scosso la coscienza pubblica come la rivelazione di una mentalit e di un sistema politico che i pi non avrebbero riputato possibili in Italia nel secolo presente e che erano rimasti finora velati dalla atmosfera di intimidazione che pesava sul Paese. Ma oggi nessuno pi in buona fede pu staccare questa ultima pi tremenda espressione dell'odio di parte da una somma di manifestazioni ed atteggiamenti di governo, di partito, di stampa, ispirati sistematicamente alla violenza ed alla denunzia degli avversari politici; e da un insieme di azioni individuali o collettive, tutte dirette ad ottenere dalla soggezione del Paese quel consenso che tali metodi di partito e di governo sempre pi allontanavano.
Di qui la insistente esaltazione di uno spirito fazioso, la giustificazione della violenza nelle competizioni politiche, la pressione esercitata contro i lavoratori e le loro organizzazioni economiche e sindacali, la intimidazione iraconda agli avversari cui era "generosit" risparmiare la vita, la minacciosa riaffermazione della efficienza offensiva della Milizia; di qui la ostentata volont di mantenere il potere con qualunque mezzo, la impunit dell'illegalismo solo talvolta deplorato a fior di labbra, pi spesso incoraggiato, mai risolutamente ed adeguatamente perseguito: gli oppositori ufficialmente proclamati "nemici" e contro di essi bandito come legittimo un trattamento da nemici; nessuna voce levata a deplorare, nessuna misura concretata a colpire azioni delittuose palesemente compiute contro uomini ed istituzioni avversarie.
Ora, alla luce degli accertamenti giudiziari, iniziati sotto la pressione dell'opinione pubblica, contro la evidente riluttanza delle autorit di polizia si  rivelata l'esistenza di una organizzazione chiamata, al di fuori della legge, alla esecuzione di condanne contro gli oppositori politici; ed una tale organizzazione si trova che  innestata nello stesso organismo di Governo e diretta da persone di fiducia del Capo di questo. Ed emergono altres i chiari indizi di un vasto intrecciarsi della corruzione e dell'affarismo inquinante la cosa pubblica e il costituirsi di nefaste solidariet dirette a sostenere comunque le posizioni di vantaggio e di potenza audacemente conquistate.
Dinanzi a queste risultanze oggettive, l'Assemblea ha chiara coscienza di non obbedire a preoccupazioni di parte ma di servire ai supremi interessi del Paese quando con spirito di verit afferma - al di fuori della indagine giudiziaria sui fatti concreti - la impossibilit logica e morale di scindere, in confronto di essi e delle loro origini prossime e remote, la responsabilit politica del Governo, la quale, oltre a tutto, discende anche dalla solidariet concessa e mantenuta, con avvertimenti di amici ed ammonimenti di avversari, a collaboratori oggi rivelatisi mandanti dell'ignobile misfatto; e dalla norma costituzionale che fa del Presidente del Consiglio il responsabile dinanzi al Parlamento ed al Paese dell'opera dei suoi collaboratori.
Necessariamente le circostanze del delitto consumato sopra un deputato, a Camera aperta, per l'intuitiva ragione dei suoi legittimi atti e parole in Parlamento rendono impossibile alle Opposizioni, finch durino le circostanze presenti, la partecipazione ai lavori della Camera. Indi il Governo, rinviata la Camera, convoca a prte la maggioranza da esso stesso prescelta e le Opposizioni si riuniscono per proprio conto: espressioni di una crisi profonda che non si risana con opportunistici provvedimenti.
E, mentre tuttavia perdura il tono di minaccia di capi e di giornali autorizzati, col quale si vuol limitare la stessa indagine della giustizia e persuadere il popolo italiano a piegarsi ancora sotto la umiliante fatalit di violenza che si  abbattuta sulla sua vita, il Governo prospetta per l'avvenire una sua opera di normalizzazione. Ma alla sincerit ed alla concreta efficacia di tale opera le Opposizioni non possono accordare fiducia, poich i propositi, lungi dal tradursi in provvedimenti risolutivi, che tolgano ad un partito il privilegio intollerabile di difendere a mano armata contro gli altri la propria volont politica, son contraddetti, nell'atto stesso in cui sono formulati, dalla confessata convenienza di mantenere tale privilegio per esclusivo vantaggio di parte; e perch permane il convincimento che le ragioni profonde della situazione che si  venuta determinando sono intimamente legate a tutto l'indirizzo di politica interna seguita dal Governo.
Onde l'Assemblea:
dichiara solennemente che indifferibile premessa della pacificazione del Paese  la restaurazione dell'ordine giuridico e politico infranto; e che tale restaurazione non  effettuabile se non per opera di un Governo - alla cui composizione le Opposizioni non possono che rimanere estranee - il quale voglia e possa provvedere nel pi breve tempo:
1) alla abolizione di ogni milizia di parte, perch la tutela della legge, la sicurezza dei cittadini, e la difesa delle loro libert fondamentali debbono essere affidate unicamente agli organi dello Stato;
2) alla repressione inesorabile di ogni illegalismo ed alla reintegrazione assoluta, nei confronti di tutti, dell'autorit della legge che  la stessa autorit dello Stato.
Solo siffatti provvedimenti, congiunti ad un'azione generale di Governo equa ed imparziale, che rispetti i diritti della missione necessaria e legittima delle Opposizioni, cancellando ogni distinzione fratricida tra la nazione e la cos detta antinazione, possono rimuovere le cause della crisi, ristabilendo le condizioni indispensabili al pieno, libero e dignitoso esercizio del mandato parlamentare, e restituire all'Italia, che si giova della molteplicit e avversit di pensieri, di azione, d'interessi dei partiti e delle classi, liberamente confluenti al suo progresso materiale e morale, la pace che essa vuole: la pace nella libert e nella giustizia".
La dichiarazione letta dall'on. Tupini  sottolineata nei punti pi significativi da approvazioni.
Viene quindi messa ai voti ed  approvata alla unanimit.
Cos ha termine l'adunanza delle Opposizioni che nella sua brevit e nella sua semplicit ha assunto un carattere profondamente solenne e suggestivo.
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FINE.